
Papà,
ieri era la tua festa.
Ma tu lo sai come sono lenta ad elaborare lutti e dolori.
Li lascio rimbalzare dentro di me senza quiete e senza mai fine.
Mi sono venute in mente in fila tutti queste queste feste del papà, dove scorrevano quegli assurdi "lavoretti" fatti in classe.
Il porta penne costruito con le mollette del bucato, i disegni orribili con la mia grafia imprecisa, ma già orrenda che scarabocchiava questo amore smodato per te.
Poi sono sfilate le parole che ti piaceva dire di più: terso, plumbeo, indaco, amaranto, tratturo....E Alto Gradimento sentito insieme alla radio, quando tu ripetevi: "perchè non sei venuta, tin!"...Ed io ridevo senza capire la battuta.
"Il segno del comando" sulla tua poltrona rossa, mentre tremante di paura, annusavo il tuo meraviglioso dopobarba al profumo di sandalo. L'ultima volta che l'ho rivisto annusavo un'altra pelle ed in quel momento, l'amore che provavo per te e per lui credevo mi facesse scoppiare il cuore.
Auguri papà, con un giorno di ritardo.
Domani è primavera.

2 commenti:
Non so perchè,ma la bacheca non mi ha segnalato gli ultimi due post.
Anche questo molto toccante.Buona Primavera.
Anche a me la primavera porta ricordi toccanti, che mi fanno da ombra tutte le mattine.
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