
E' una storia vecchia, ma stasera ci sta....
Il tassista rimase ancora un attimo a guardare gli sconosciuti che si allontanavano. Non si toccavano. Camminavano affiancati ma gli sembrava di vedere chi si sfioravano. L’uomo scrollò la testa e si allontanò verso il parcheggio della stazione. La giornata si trascinava lenta nonostante il piacevole sole invernale. Ripensò alle scene che aveva visto o immaginato. Amori, duelli, avventure, ripensò alla sua vita. Vide sua moglie intenta a creare all’uncinetto quei centrini che esasperavano ogni mobile, la sentì gridare al suo rientro in casa: “ Cla’, le pattine! “. In ultimo vide se stesso sedersi nel divano nuovo del salotto. Sentì il frusciare della plastica che ancora lo ricopriva, abbassò la testa sul volante e pianse. Si chiese dove aveva sbagliato, lui era destinato ad un’altra vita magari come quella di quei due. Mise in moto la macchina e ripercorse la strada dove li aveva lasciati, voleva ritrovarli, vedere, capire. Li trovò in un giardino che parlavano guardando una strana scultura. Erano vivi, bruciavano dello stesso fuoco, della stessa passione, il tassista era geloso. Improvvisamente quella donna spettinata gli era parsa bellissima e non era la sua. La confrontò con sua moglie e la disperazione lo colse. La sconosciuta si volse all’improvviso guardandolo. Il sorriso divenne dolce e segreto, solo per lui. Altre visioni. Accampamenti, baracche, cieli aperti, alberghi infimi, mai una casa per quei due. Vide una sala illuminata dal camino e loro due fuori da qualche parte nella neve. Vide periodi lunghissimi di solitudine, vide l’amarezza del tempo che non conta, ma passa. Qualsiasi cosa fosse quello che li univa, li obbligava a pagare prezzi altissimi. Il sorriso della donna divenne mesto, sembrava dirgli: vedi? E’ una questione di scelte…Hai scelto la serenità, noi no, e paghiamo. Chissà se era proprio così, chissà se davvero la felicità è una strada così accidentata , però si poteva provare….riaccese il motore e si riavviò al parcheggio. Prese il cellulare e chiamò la moglie: ” Luci’? Te devo di’ ‘na cosa. Quanno vengo a casa, nun me fa trovà un centrino che m’encazzo!… Lo so, lo so non te l’ho mai detto, ma me so’ stufato! Luci’? Butta le pattine che sennò te le faccio mangià!…. No, nun so matto no, so stufo! So stufo dei centrini, delle pattine, dei bigodini, delle ciabatte, de Biutiful!….. Si, va beh, niente più stadio la domenica ma leva la plastica dal divano!….Nun m’è successo gnente no…è che ….e poi te lo spiego….dai preparate, fatte bella…te porto a pranzo fori…”

4 commenti:
significatica..
La serenità?La chiamerei la tranquillità,la serenità è quando uno si sente vivo e gli piace ciò che è e che fa.
Che bello è stato leggere queste due righe che con semplicità dicono una gran verità: alle volte siamo noi che ci chiudiamo in una gabbia dorata di illusioni e conformismi piuttosto che vivere semplicemente per il gusto di vivere...
Io ho pensato alla mia vecchia vita...e di quanto sia felice ora che ho incontrato una persona che è molto simile a me, con la medesima visione della vita, lo stesso minimalismo, la stessa curiosità e voglia di amare nella verità...
Un abbraccio mia cara e buona giornata :)
Io do pienamente ragione a James Joyce quando parla di "epifanie",ovvero delle piccole che cose che ci fanno destare dal letargo e vedere le cose da un'altra prospettiva. E queste epifanie sono latrici di sconvolgimenti. Tu ne hai descritta una.
Vale
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