
Mi sei rivenuto in mente all'improvviso stanotte, papà.
Ho ripensato a quelle sere d'inverno, quando per un motivo che non ricordo, andavamo a mangiare la pizza allo "Zio d'America". A quei tempi non era il locale pretenzioso e un po' ridondante che è adesso, ma solo una buona rosticceria, con una parvenza di pizzeria. Mi sedevo sul bancone a guardare la forma di pasta che volteggiava nelle mani sapienti del pizzaiolo un po' sbruffone, il mestolo di sugo spalmato ad arte, la manciata di mozzarella buttata lì con finta noncuranza, il filo d'olio, la pala e il calore del forno. E di nuovo m'incantavo in quelle girandole un po' sbilenche di acqua e farina che sembravano planare d'improvviso sul freddo del marmo, poi la tua voce mi chiamava, e con un rito tutto nostro, mi facevi bere un sorso della tua birra scura che aveva un sapore come di ferro, come la tua pelle, come la mia.
Ricordo il nostro tornare a casa, il pezzetto a piedi dal parcheggio al portone, nel freddo di gennaio. Tenevi la mano a cucchiaio ed io ci infilavo lesta il viso, come in una specie di sciarpa, e cieca avanzavo stretta a te, senza sentire altro che il tuo calore e l'eco dei nostri passi.
Vorrei che fosse ancora così la mia vita, papà, un locale poco ambizioso ma caldo, e la tua mano a proteggermi come in un nido verso casa.

2 commenti:
Senza parole, dolcezza di ricordi intrisi nella memoria di una figlia.
mi hai emozionato.
touchè.
Posta un commento