
Volevo fare uno scherzo inviando il link di una canzone degli anni ’80…Invece riascoltandola la mia vita ha premuto il tasto rewind fino a quel periodo.
E’ sabato sera a casa di Stefano, ancora non so che a breve combatterà una battaglia dura con l’eroina ed è ancora un bel ragazzo biondo con gli occhi azzurri come un dio svedese. C’è anche Francesca, più grande di me di due anni, lei già gli uomini li mastica da un po’ e cerca di invano di insegnarmi gli atteggiamenti e gli sguardi languidi che secondo lei piacciono ai ragazzi. Non capisco quello sguardo acquoso che fa, sembra una bambola rotta e mi chiedo se in questo modo si riesca davvero ad essere affascinanti, ma non faccio testo, io non so neanche baciare. Per me adesso l’amore è aspettare il ritorno a casa di Andrea con il suo passo dinoccolato e l’aura dorata del lampione intorno ai suoi riccioli, è guardarlo mentre lavora in garage montando e smontando il motore della vespa bianca, invidiare le ragazze bellissime di cui si circonda…… “Sei una causa persa!” mi prende in giro lei che mi sembra bellissima con i capelli neri e gli occhi verdi avvolta in un profumo da femme fatale. Mi sento prendere la mano e per qualche congiunzione astrale sono fra le braccia dell’unico uomo che per me esista al mondo. Non so più come sono vestita , ma lui è tatuato nelle mie pupille con i levi’s scoloriti, una camicia di cotone pesante di quelle usate americane con una “Fruit” bianca sotto, un maglioncino di lana a “V” ed i camperos. “Non ascoltare Francesca, rimani così come sei…” Mi sussurra all’orecchio in un tono tenero stringendomi un po’ di più “Andrea, non preoccuparti, non capisco la metà delle cose che mi dice…”. Il suo profumo è quello dei ragazzi dell’epoca, il Patrick, ( non so neanche se si scriva così ..) ed annusando la pelle attraverso la lana ricordo la pubblicità che vede una coppia alla stazione che regala il suo ultimo abbraccio ad un foulard che vola via su un binario in bianco e nero. Sento il suo respiro sul collo e dei brividi che sono la serratura di una porta che ancora non ho aperto, mi lascio andare alla canzone, alle sue braccia in quello che il è nostro primo e ultimo ballo insieme. Ora so che quella canzone dura solo 3 minuti e 48 secondi….Quella voltà mi sembrò una meravigliosa eternità.

2 commenti:
La malinconia spesso ha un lait-motive che l'accompagna su cui si stagliano ricordi,parole,gesti,dettagli che ci accarezzano l'anima
non sto piangendo...cos'hai da guardare?
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