
La Scrittrice osservava il paesaggio dalla finestra del suo attico, dietro Via Poerio. Riusciva a scrivere solo in alto, dove solo le storie più belle della gente riuscivano a salire per ispirarla come un vapore denso e caldo.
Ripensò al primo incontro con l’Editore, qualche anno prima: “ Se decidessi di pubblicarla, come vorrebbe che lo facessi?” E lei aveva risposto semplicemente via mail “ Come le pare! Può anche affittare un areoplanino e riempire di volantini la città!” L’Editore le aveva telefonato dicendole:”D’accordo. Se trovo l’areoplanino, firmiamo il contratto.”
In quel momento la Scrittrice aveva immaginato quei mezzi leggeri, come i deltaplani, sorvolare spiagge estive inondando di coriandoli i bagnanti affaccendati sul bagnasciuga.
L’Editore invece aveva pensato ad una scena più dannunziana: un vecchio aereo della Grande Guerra con tanto di pilota occhialuto che lanciava fogli e petali di rosa.
A distanza di tempo, dopo diversi libri pubblicati, l’Editore le rivelò che le aveva pagato un anticipo solo per quella frase, senza aver letto nient’altro di quello che lei aveva inviato, l’areoplanino stava ancora lì, sebbene diverso, nella mente di entrambi, a testimonianza di quel talento straordinario che creava immagini nitide e fantastiche con pochi e aridi tratti di penna.
E se è il pensiero che crea il potere, la parola lo forgia come il fuoco forma la spada, così ogni mattina la donna si sedeva a guardare il cielo in attesa dei pensieri più belli da modellare e cesellare con le dita: quella era l’unica cosa che sapesse fare e l’unica che in fondo volesse veramente.

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