
Sai cosa ? Mi stupisce che, nel luogo dell’anima in cui ha lavorato l’ amore, anche un cattivo amore, resti un segno, un calco, un’impronta vuota ma riconoscibile. Come il gesso rassodato sul volto affilato di un morto. Quel calco è vuoto e tuttavia segna il luogo dell’amore e dunque io sperimento l’amore per i tuoi scritti nella forma di vuoto, di assenza, di fredda sagoma che mi sta dentro come un figlio che ha rinunciato a vivere.
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All'inizio, quando si incontrarono, si amarono perché entrambi, per strade diverse, avevano conosciuta una estrema e solitaria infelicità. La vita di lei era stata profondamente amara, la vita di lui precocemente sventurata.
Misero in comune l'amarezza e la sventura, e amorosamente cercarono di aiutarsi, si aiutarono, senza sperimentare né una tregua nell'amarezza né una metamorfosi della sventura. Forti della unicità del loro legame, di quel segno negativo che lo contrassegnava, svilupparono attorno alla loro tristezza un amore costante, fedele, attento. Si consolarono, nella certa consapevolezza, che nessuna consolazione era possibile. Ciascuno dei due continuò ad essere quello che era stato nella vita precedente, ma insieme vissero un rapporto che non negava, ma in qualche modo metteva in comune il dolore. Ma l'amore ha le sue malizie. Per qualche tempo, l'amore, reciprocamente all'amarezza ed alla sventura, passava per colui o colei che viveva quella condizione ; ma poiché quella condizione era il fondamento e la garanzia, e il senso del loro amore, ciascuno cominciò ad amare direttamente l'amarezza e la sventura dell'altro ; se ne eresse a custode, e cominciò a badare che l'altro non si scostasse troppo dalla propria angustia. Ciascuno divenne geloso del dolore dell'altro e in breve avrebbe considerato una infedeltà ogni tentativo di scostarsi da quel dolore. Poiché erano di natura costante, ciascuno imparò ad amare il proprio dolore come pegno dell'amore dell'altro. In questo modo la loro condizione amorosa raggiunse un perfetto equilibrio in cui ciascuno giungeva al centro dell'altro attraversando e controllando i territori della sua angoscia. Ogni giorno ciascuno verificava che la propria e altrui angoscia fossero intatte. Cercarono anzi, di incrementare e perfezionare le loro sofferenze ; in un primo tempo, accrescendo ciascuno le proprie ; in seguito, ciascuno operando ad accrescere la sofferenza dell'altro. Si conobbero a fondo, e con pazienza e acume si trafissero reciprocamente, e si lasciarono trafiggere. Ciascuno accompagnò l'altro verso una irreversibile degradazione. Ora, non ignari, stanno attentamente preparando la meticolosa, lenta, reciproca distruzione

1 commento:
Come si può avere la presunzione di amare se non si è in grado di amare se stessi?
Non so. Va beh, ognuno fa quel che gli pare.
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