4 ottobre 2008

L'atanor




Il mago guardò nell’atanor, poi dentro di se.

Niente di niente.

Nessuna trasmutazione, nessuna trasfigurazione.

Strinse i pugni in silenzio.

Unico gesto di stizza che si concedeva da anni.

Per il resto solo silenzio, solo rinuncia.

Aveva studiato tutto quel che poteva.

Testi antichi di alchimia, magia, filosofia, nulla per lui era più un segreto, ma l’oro non si formava.

Aveva combattuto una vita per distaccarsi da tutto, da ogni demone, da ogni bramosia.

Il percorso era una scala in salita.

Gradino per gradino aveva convissuto anche con la terribile certezza di non poter scendere: Si sedes non is, era il motto.

Anni ed anni a seguire le tracce del graal, le linee di potere celtiche, i segreti degli antichi egizi. Ora voleva l’oro.

Non per avidità ma perché la realizzazione di quel metallo nobile significava la trasfigurazione dell’anima, il traguardo di una vita di ricerche.

Guardò i resti grigiasti della materia ed andò a casa di quella che era l’anima più simile a lui, in cerca di conforto.

Trovò la strega intenta allo studio degli arcani, con i piedi fasciati.

Erano anni che si conoscevano. Si erano amati con l’ardore della gioventù, la consapevolezza della maturità ed ora stavano invecchiando.

La strega non distolse gli occhi dalle carte ma il suo viso si rischiarò nel dargli il benvenuto

“ Ancora niente? Hai deciso di farmi morire eh?” scherzò con l’ironia di chi si conosce da sempre.



“ Sei tu che ti stai facendo del male, non sai gestire il ritorno di energia e guarda i tuoi piedi, stanno sanguinando!”

“ E’ il mio dono lo sai, ed una ferita è ben poca cosa confronto ad una guarigione ottenuta..”



La strega infatti aveva il potere di guarire le persone che si rivolgevano a lei. Non gli aveva mai confidato come facesse, ma le persone guarivano e a lei sanguinavano i piedi. “E’ solo energia” diceva con noncuranza sorridendo.

Il mago si concesse un raro momento di tenerezza e la guardò.

Per anni aveva creduto che sarebbe riuscito a compiere l’opera, ottenendo così l’elisir di lunga vita.

Si immaginava dritto e giovane a prendersi cura dell’amica invecchiata.

Ora, si accorgeva che fra i due il vecchio era lui.

Il sorriso di lei infatti a distanza di anni , si manteneva fresco e giovane a dispetto degli anni, dei capelli bianchi e delle rughe.

“ Io non so proprio dov’è che l’errore. Non riesco, non riesco…! “

“ Riuscirai, quando sarà ora…Abbi pazienza!”

“ Ho pazienza e mi sono distaccato da tutto….tranne che da te… Forse dovrei rinunciare anche a te.”

La donna sospirò in silenzio.



Pensò a tutto quello che c’era fra loro e rispose.



“ Tu sei molto importante per me, ma so che ognuno di noi ha la propria via da seguire, possiamo fare solo un pezzo di strada insieme e forse, quel tratto è esaurito…”.



“ Evidentemente si.” Disse lui.



“ Allora vai! ” Lo incoraggiò lei.



Il mago fu sconcertato per la scarsa reazione della donna.



Immaginava lacrime e scenate, ed ancora una volta la vera saggia era lei.

Nonostante tutto, per quanto fossero diverse le loro strade, il punto di arrivo era comunque soggetto a rinunce e la strega lo sapeva al pari di lui.

L’uomo tornò al laboratorio convinto ormai di essere libero da ogni vincolo e ricominciò a cercare se stesso nell’oro.

Passarono i giorni e nulla accadeva, tranne quel senso amaro di solitudine che lo prendeva la sera.

Una notte dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto sognò la donna che lo chiamava:

” Amico mago sto morendo di nostalgia, torna da me…”



“ Devo trovare l’oro e poi tornerò…”



“Non farai in tempo….non hai la parola giusta, io morirò…”



“ Dimmela allora se la sai!”



“ Non posso dirtela….Mi è proibito….Devi trovarla da solo…E’ una parola che è Suono e Verbo…”



E nell’eco della sua voce la vedeva raggrinzire e ridursi in polvere… Quale parola? Si ripeteva senza tregua.

L’alba lo sorprese sudato e spaventato. Senza perdere tempo corse a casa della donna, forse poteva aiutarlo.

“ Strega! “ chiamò. La sua voce gli ritornò nell’eco di una casa vuota e disabitata.

“ Dove sei?” ma nessuno rispondeva. Il mago si rese conto ad un tratto che non aveva mai pensato che la donna potesse mancargli ed ebbe la certezza che nulla ormai fosse per lui importante.

Si rese conto che era sempre stata al suo fianco.

I suoi silenzi, la sua attenzione, il suo affetto…

Rivedeva le sue mani nel gesto segreto di una benedizione, la sua bocca curvarsi in un sorriso.

La rivide giovane e poi vecchia….Non ce l’avrebbe fatta…Non senza di lei…Non senza il suo…amore…amore….amore….La parola! La parola che è suono e verbo!

Ecco la parola di potere! Corse a casa esaltato e disperato. Avrebbe distrutto tutto, ora che sapeva, non era più importante!

Se non c’era lei, a che serviva il resto? Salì i gradini due a due verso il laboratorio ed entrò spalancando la porta.

a strega era vicino al fornello e sorrideva….Sembrava un sogno. La donna lo guardò sorridendo e gli chiese: “Dimmelo! Dimmelo ora!”



“ Ti amo! E senza di te non…”



La donna fermò il suo parlare col gesto della mano “ Non importa il resto, ripeti la prima frase! “

“ Ti amo.” Esclamò lui, con lo stesso tono in cui avrebbe pronunciato un incantesimo.



L’aria vibrò intorno a loro ed una luce li avvolse. Non ebbe bisogno di uno specchio per capire, bastava guardare la donna. I suoi capelli erano di nuovo una massa corvina di riccioli ribelli, i suoi occhi avevano lo splendore della giovinezza ritrovata.

La prese fra le braccia ritrovando la forza dei suoi vent’anni e ridendo sparirono da quella dimensione. Intanto da un’ ampolla incrinata cominciò a fluire un filo di metallo giallo.



Ben presto l’oro sarebbe scivolato fuori la porta e le scale, ma a loro ormai non importava più niente.

2 commenti:

Dois Rios ha detto...

Oi Alice,

Um beijo especial pelo carinho da sua visita. Um dia ainda vou aprender italiano para poder ler as suas poesias.

Inês

Ishtar ha detto...

Bel racconto...
L'amore anche da te la fa da padrona, ma non potrebbe essere altrimenti...
Buona domenica cara