31 ottobre 2007


L'amore e l'inferno



" Ti avverto, non è semplice per me lasciarmi andare." Sono le ultime parole che pronuncio prima di mettere la mascherina sugli occhi. Il tempo di due respiri profondi, il profumo dell'incenso, il suono delle campane tibetane, vibrazioni antiche mi raggiungono l'anima. Ho freddo sotto la coperta e le mani di Karima su di me come una guaritrice. Nel buio artificiale, un cielo azzurro scoppia all'improvviso nei miei occhi. E' nitido e pulito, contornato da vette grigie e rocciose. Sono dentro una grotta, sento il rumore di gocce d'acqua che cadono come biglie di cristallo, da qualche posto che non so descrivere, ne localizzare. L'aria fredda e tersa si condensa in fumo sotto il mio naso, monaci con tonache color amaranto mi passeggiano intorno. Poi buio e di nuovo luce. Il cielo diviene chiaro, è una mattina d'estate, passeggio per via Veneto, senza alcuno scopo. Mi godo l'aria lucida e sono felice. Cammino ancora, c'è una quercia in mezzo alla strada. Non riesco a cambiare visione, la quercia si erige scura sul mio orizzonte. Sorrido da sotto la mascherina, vedo mio padre, che ho sognato la notte scorsa. Gli occhi sono quelli del cielo di montagna che ho visto prima, il viso è quello di un quarantenne. Una parte di me rimane lucida e non si spiega come in pochi minuti possa recuperare tante informazioni. Riprendo il discorso che facevamo nel sogno.

Perchè mi appari tu e mai la mamma?"

"

"Mamma non è ancora arrivata."

"Per quale motivo? Era buona. Si è sacrificata tutta la vita, tu invece, lo sai, hai consumato te stesso come una candela."

" Qui i buoni non sono quelli che si sacrificano, sono quelli che amano."

"E non è lo stesso?"

"No." Il viso di mio padre si indurisce e scompare.

Sono di nuovo davanti alla quercia, ci giro intorno ma non lo trovo.

"Cos'è l'inferno, papà?" grido al vento.

"E' il negarsi agli altri e a se stessi. Crearsi degli alibi per non essere felici."

Non riesco a vederlo, sento solo la sua voce.

"Ogni amore non vissuto, ogni parola non detta, ogni parola non scritta." Ho paura ora, il cuore sembra balzarmi in petto, la quercia è sparita, lasciandomi su una strada bianca e polverosa.

" L'inferno è l'aridità del cuore. Ti sarà perdonato tutto quello che hai fatto per amore. Ma ogni volta che lo rinnegherai a te stesso cadrai in una voragine senza fondo. Quello è l'inferno."

Sento la mia gola palpitare, vorrei alzarmi, dire a Karima quello che sta succedendo, ma sento la mia voce diventare infantile.

" E.... brucia, papà?"

" Brucia."

Sparisce così, com'è arrivato. La musica finisce ed anche il lavoro della terapeuta. Ho delle lacrime pronte lì da piangere.

Nel dubbio, ricomincio a scrivere.

1 commento:

M.Cristina ha detto...

Sapessi quanto sono d'accordo...