
Nonostante i vent'anni trascorsi, l'immagine di lui è ancora vivida nella memoria. Potrei descrivere alla perfezione, i riccioli biondi, lo sguardo mesto dei suoi occhi scuri, l'angolo delle spalle quadrate, fasciate di polo Lacoste blu o bordeaux scolorite da sole, quell'andatura un po' snob di jeans rigorosamente Levi's e di scarpe da barca. Andrea invece, sembrava non guardarmi mai, probabilmente perchè inserita nel contesto delle amiche della sorella, quindi piccola e insignificante. Era tornato i primi di luglio da un villaggio turistico, dove aveva lavorato come tecnico del suono, si era comperato una moto, un Honda XL e passava le giornate da solo, una Ceres ed uno spinello, e in uno di quei giorni lui si accorse di me. I quindici anni mi erano esplosi addosso abbozzandomi accenni di seno, di fianchi, e gambe ridicolmente lunghe per la mia piccolissima statura. La pelle abbronzata, una minigonna rossa a balze ed un top di sangallo bianco contribuirono farmi uscire dal recinto delle "piccole".
"Di rosso e di bianco, come la mia moto!" scherzò Andrea con quel sorriso finora riservato alle sue mille ragazze " Vieni con me dai! Ti porto a fare un po' di foto, al Pratone...." Un'amica più grande mi avvisò: " Non andare, non è più il ragazzo che conosci, dicono che sia strano, che abbia bisogno di emozioni forti....Sei troppo piccola per lui." Le girai le spalle e andai via con lui, salii sulla moto e dopo una corsa a velocità folle, passammo il pomeriggio nel prato vicino alla ferrovia a scattare foto. Non mi toccò, non mi baciò, non fece altro che ritrarmi insieme alla Honda, poi andammo a casa sua a bere qualcosa.
" Che ti ha detto Francesca, prima di venire via?" Mi chiese mentre ascoltavamo la musica semisdraiati sul suo letto.
" Mi ha messo in guardia da te, pare che tu abbia bisogno di emozioni forti."
" Per fare cosa?" Mi chiese Andrea.
" Non ne ho idea, io non so neanche baciare, figurati... " risposi io, ed ero anacronistica già allora, ma sincera.
Pensavo che avrebbe riso di me, della mia inesperienza, della mia ingenuità, invece mi prese il viso fra le mani e mi sfiorò le labbra con le sue.
" Forse Francesca ha ragione, ma tu sei già un'emozione forte e quando svilupperò le foto te lo farò vedere. Mi piacerebbe vederti fra dieci anni o quindici, quando riuscirai a guardarti davvero nello specchio."
" Beh...mi vedrai spero..."
"No...Non vivrò così a lungo.." rispose lui sorridendo " Ora va a casa, prima che combini un pasticcio dei miei...".
Dieci anni dopo, quando lo trovarono senza vita accanto al suo scooter, ripensai alla predizione del nostro unico pomeriggio insieme, al quel bacio leggero, e a quel desiderio forte sublimato dalla macchina fotografica. Il momento di guardarmi davvero nello specchio era arrivato.

2 commenti:
Triste storia Alice,ma come sempre riesci a darmi emozioni.Un saluto.Auguri.
un tuo pensiero, a pasqua.
ancora emozioni, da te.
buona domenica
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