
Mio padre torna all’improvviso sotto forma di immagini di una tenerezza accecante, come accecante è la consapevolezza che tutto ciò che sembrava solo il gioco di un eterno Peter Pan, era in realtà il suo modo di farmi diventare grande.
La sua lezione preferita riguardava i colori dell’arcobaleno, lo vedevo riempirsi di orgoglio paterno quando pronunciavo la parola “Indaco”.
Era il suo colore preferito e che meglio lo rappresentava, un ondeggiare fra cielo e mare, fra blu e violetto, l’indaco era lì, ancorato in un punto indefinito.
La ricerca del colore perfetto come un percorso di crescita interiore. Si divertiva a guardare le espressioni degli amici coinvolti in queste eterne discussioni ed intanto mi insegnava, che in fondo l’indaco non era altro che la metafora della vita e della verità, ognuno dei presenti ne aveva una un’opinione diversa e tutti noi possedevamo solo un pezzetto di quello specchio lucente.
Crescendo approfondivo inoltre la consapevolezza di quanto in realtà fossero poche le persone capaci di percepire l’indaco, e che per vederlo davvero non era necessaria solo la vista ma anche il cuore.
Ormai camminavo da sola per la mia strada e continuavo a crescere. Mi accorgevo che le persone capaci di vedere con il cuore attraversavano quel colore come un riflesso fluido, dove l’indaco andava dal blu al rosa senza soluzione di continuità e che era giusto che l’ancora fosse fissata in un punto indefinito.
Papà non gioca più con me, ma ho capito: come quel magico colore, la verità è visibile a tutti, ma solo quelli che usano il cuore la possono realmente vedere, e ancora non basta perché quando impari a guardare, i colori sono più intensi e le sfumature indefinite, devi imparare a mettere in gioco la tua anima.
Ogni giorno scrutando il cielo scopri che l’ancora fissata nel punto sconosciuto deve essere spostata ed il giorno dopo ancora, e ancora , e ancora.
C’è un momento in cui devi riuscire a fare a meno dell’ancora ed a orientarti solo con la tua anima, l’unica bussola di cui fidarti.
Mio padre mi aveva insegnato che l’indaco è solo il colore dell’anima.

2 commenti:
Sono rimasto senza parole..
mi hai fatto venire in mente la bambina di Farheneit 451, che cammina con il viso rivolto al cielo per guardare le stelle, e sbatte contro il protagonista del libro.
Una bambina la cui famiglia ancora conservava i libri, banditi per legge, ed in cui ci si tramandava storie proibite.
Una bambina con la fortuna di avere dei genitori che le insegnassero a guardare il cielo.
Mio padre tutt'al più mi diceva di guardare il seno della cameriera del bar.
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