18 gennaio 2009

Il colore dell'anima



Mio padre torna all’improvviso sotto forma di immagini di una tenerezza accecante, come accecante è la consapevolezza che tutto ciò che sembrava solo il gioco di un eterno Peter Pan, era in realtà il suo modo di farmi diventare grande.

La sua lezione preferita riguardava i colori dell’arcobaleno, lo vedevo riempirsi di orgoglio paterno quando pronunciavo la parola “Indaco”.

Era il suo colore preferito e che meglio lo rappresentava, un ondeggiare fra cielo e mare, fra blu e violetto, l’indaco era lì, ancorato in un punto indefinito.

La ricerca del colore perfetto come un percorso di crescita interiore. Si divertiva a guardare le espressioni degli amici coinvolti in queste eterne discussioni ed intanto mi insegnava, che in fondo l’indaco non era altro che la metafora della vita e della verità, ognuno dei presenti ne aveva una un’opinione diversa e tutti noi possedevamo solo un pezzetto di quello specchio lucente.

Crescendo approfondivo inoltre la consapevolezza di quanto in realtà fossero poche le persone capaci di percepire l’indaco, e che per vederlo davvero non era necessaria solo la vista ma anche il cuore.

Ormai camminavo da sola per la mia strada e continuavo a crescere. Mi accorgevo che le persone capaci di vedere con il cuore attraversavano quel colore come un riflesso fluido, dove l’indaco andava dal blu al rosa senza soluzione di continuità e che era giusto che l’ancora fosse fissata in un punto indefinito.

Papà non gioca più con me, ma ho capito: come quel magico colore, la verità è visibile a tutti, ma solo quelli che usano il cuore la possono realmente vedere, e ancora non basta perché quando impari a guardare, i colori sono più intensi e le sfumature indefinite, devi imparare a mettere in gioco la tua anima.

Ogni giorno scrutando il cielo scopri che l’ancora fissata nel punto sconosciuto deve essere spostata ed il giorno dopo ancora, e ancora , e ancora.

C’è un momento in cui devi riuscire a fare a meno dell’ancora ed a orientarti solo con la tua anima, l’unica bussola di cui fidarti.

Mio padre mi aveva insegnato che l’indaco è solo il colore dell’anima.

2 commenti:

UIFPW08 ha detto...

Sono rimasto senza parole..

liberoPensieRoberto ha detto...

mi hai fatto venire in mente la bambina di Farheneit 451, che cammina con il viso rivolto al cielo per guardare le stelle, e sbatte contro il protagonista del libro.
Una bambina la cui famiglia ancora conservava i libri, banditi per legge, ed in cui ci si tramandava storie proibite.
Una bambina con la fortuna di avere dei genitori che le insegnassero a guardare il cielo.
Mio padre tutt'al più mi diceva di guardare il seno della cameriera del bar.