2 agosto 2008

Corrispondenza con i demoni




"Un po’ rimpiango i cieli tersi e stellati, quando era sufficiente acquattarsi dietro un rovo ed aspettare che la luce della luna ci consegnasse la selvaggina per il pasto; oggi è tutto così privo di fervore, non esistono più le strade di fango, i muri da scalare, le ombre da fuggire. A volte vorrei perdere per sempre la memoria, cancellare tutti i ricordi e vivere solo nell’incertezza del domani che si affacci col suo stolto viso a dipingere grotteschi itinerari futuri; vorrei perdermi nelle strade d’asfalto e cemento, con l’illusione che il mondo sia solo ciò che vedo e il domani sia semplicemente scritto nei sermoni di qualche ubriaco parroco di periferia.

Niente più lotte, niente più sangue, niente più grida.... solo il passare del tempo scandito dalle rughe; non so più se la mia guerra a fermare il tempo abbia ancora senso, ho la sensazione di essere rimasto fedele soldatino a combattere per una bandiera estinta da tempo, di cui nessuno si è preso la briga di venirmi a comunicare la precoce scomparsa.

In questo maledetto pozzo senza pareti, senza ne fondo ne cima; a galleggiare da venti che non portano in alcuna direzione, come se la notte non fosse assenza di luce e dove il sole non sa che deve risplendere affinché non ci siano tenebre; semplice puttana priva di orgoglio, mi vendo ad un padrone che mai potrà pagare la mia mercede, attendo la mia ora come un vecchio senza più occhi da scrutare il mondo.

Che almeno tutto ciò abbia un’estasi, un piccolo fottuto spiraglio di saggezza e non un itinerante cammino controcorrente,; come se dal profondo di questa caverna non fosse possibile scorgere l’incedere dell’alba.

Maledetto pazzo fu colui che primo parlò alle genti nell’illusione di quell’eterno sospirato e amaramente conquistato, lo sputo di un ferraio vale molto più di quanto si possa ottenere nell’espiazione.

Ma le genti non vogliono udire ciò che le menti possono immaginare non basta ciò che gli occhi vedono per indurle ad esitare che tutto sa frutto di folle disperazione no loro vogliono qualcuno che li guidi che li porti sul sentiero della salvezza senza capire che la strada giunge solo nell’infimo del fango..."

A volte mi scrivono...

Spicchi di mela

A volte bisognerebbe mollare.

Guardarsi allo specchio e dire: basta, hai fatto quello che potevi, quello che sapevi e che ti era permesso, chi potrebbe rimproverarti?

Ora basta, non puoi sostituirti all'altra metà della mela, gli spicchi al di là del torso decidono per conto loro.



Possono decidere di marcire, di bacarsi, di arrendersi all'inverno, di morire.

E tu sei al di qua, con la tua buccia ancora lucida, ancora croccante, una metà che è uno spicchio ma anche un intero, con la tua infinita capacità di godere, e quella altrettanto infinita di soffrire. Accade tutto qui in questo pezzettino di polpa dolce, fra la parte legnosa del seme e la parte lucida della buccia.



E poi ti dici che la parte della mela che ha deciso di morire, fa parte di te, e se avvizzisce lei, alla fine asciugherà te. Allora combatti la tua battaglia senza tempo, come l'amore che ti ha invaso in un momento impreciso della tua vita. Combatti per te, e l'altra mezza mela, che non ha più forze, che non ha più stagioni, e non crede che è proprio la pioggia a disegnare gli arcobaleni. Che è proprio l'amaro delle lacrime a rendere più dolce il sapore del miele, che a volte vale la pena vivere mille minuti di assenza per un'ora infinita di baci.



Una mezza mela è niente, senza l'altra metà.

1 commento:

Ishtar ha detto...

Ciao
capisco cosa intendi...ti consolerà sapere che non sei l'unica anche se siamo ancora pochi visti i tempi...
Forse la frase conclusiva che rende molto bene tutto il discorso verrà capito troppo tardi...
In un certo senso questo tuo post è collegato a quello nuovo di oggi...
Sono proprio incuriosita da te, mi piacerebbe sapere chi sei, non il tuo volto, quello non ha importanza...tra l'altro io risalgo a Roma per qualche giorno e il 29 sarò dalle 18 in poi davanti alla Basilica di San Paolo per ricordare Renato Biagetti...
Ciao