24 novembre 2006



L’anima bambina nasce con noi e ci accompagna fino a che le tempeste dell’adolescenza non la relegano in fondo a un cassetto del cuore, ma un giorno riappare il cielo azzurro della consapevolezza e lei ricomincia a bussare nel nostro petto per restituirci la dolcezza smarrita.

“Arrenditi alla tenerezza che è in te”, ci sussurra piano e sebbene non sempre possiamo sentirne la voce, la riconosciamo attraverso il profumo fragrante del pane, nell’odore della pioggia che inzuppa la terra, nel vento che trascina con se i gelsomini di maggio. Il sapore è quello di una merenda antica, di una caldarrosta nel cartoccio, delle telline crude pescate nella sabbia, di latte caldo e biscotti. Ricordi di piedini insabbiati nei sandali di stoffa blu e bianca, di crema solare, di formine e secchielli in un mondo dove non si riusciva a distinguere il male, perché non sapevamo cosa fosse.

Ora è lì che bussa, ascoltatela, e fatele regalare le carezze e i baci che merita, fatela sciogliere come miele liquido che ricopre ogni cosa di una glassa leggera, fatela amare, fatevi amare, perché l’amore è un dono che non ha bisogno di essere meritato.

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