19 marzo 2007



A volte capita che stai sull’autostrada Roma Firenze tornando verso il centro.

A volte capita che alle tue spalle le nubi siano gonfie e nere di pioggia e colpiscano già il tuo parabrezza inerme.

A volte capita che mentre questo avviene dietro, di fronte il cielo è aperto e tutto brilla di sole come un bucato steso, e le gru in lontananza sembrano davvero uccelli acquatici che danzano con buffe movenze sul verde nuovo, nuovo dei campi di grano.

E tu corri, corri verso il sole, mentre la stella della Daimler rincorre l’insegna rossa della Nissan come una cometa, e dietro la pioggia come il rovescio di una medaglia che ti vuole inseguire.

E all’improvviso, sai cosa è il presente, cos’è l’attimo perché ci stai dentro come un biscotto nella sua scatola di cartone.

E allora smetti di correre incontro alla luce gialla perché sai che ci arriverai lo stesso.

E allora ti fermi sulla piazzola d’emergenza e tiri il freno a mano.

E allora esci di fuori senza cappotto e lasci che sia.

Con l’acqua che t’inzuppa le ossa già inzuppate di antibiotico.

Con la stella della Mercedes che si staglia come una cometa.

Col colore del grano così verde che non l’hai mai visto in nessuna scatola di pastelli.

Con le gru meccaniche che sembrano vere.

Con la pioggia che ti cola sui vestiti.

Con quelli che ti suonano credendo tu sia pazza.

Che non puoi far altro che stare lì a braccia aperte a farti prendere.

Perché a volte la vita è racchiusa in due gesti soli: fermarsi e farsi prendere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Da dove nasce tutta questa poesia? :-)
Mi sono emozionato...